Cibo ed emozioni: quando mangiare diventa memoria, relazione e identità Il cibo non è mai solo nutrimento
Buongiorno e ben ritrovati all’appuntamento con l’alimentazione naturale.
Oggi non sono sola: ho fatto una seconda domanda ai miei amici, una di quelle che sembrano semplici ma non lo sono affatto. Il cibo per te significa qualcosa di importante?
È legato alla tua infanzia, all’adolescenza, a ricordi felici o spiacevoli?
C’è una componente emotiva nel tuo rapporto con il cibo? Le risposte che ne sono nate raccontano una verità evidente: mangiare non è mai un gesto neutro. Dentro ogni piatto ci sono persone, momenti, abitudini, affetti. Il cibo come condivisione e appartenenza Per Franco il legame con il cibo è profondissimo e coincide con le relazioni. Finché ha vissuto con i genitori, il cibo era il pranzo e la cena in famiglia. Poi, con il matrimonio e i figli, quel legame si è semplicemente spostato, senza mai spezzarsi. Mangiare insieme ai propri cari, o con gli amici, è rimasto il cuore del gesto. Il cibo diventa così stare bene insieme, un momento che crea connessione e rafforza i legami. I flashback del gusto: quando un alimento accende un ricordo Per me il cibo è fatto di immagini improvvise, quasi cinematografiche. Basta vedere qualcuno tagliare un filoncino di pane fresco perché scatti il ricordo di zio Giustino e zia Nerina. A casa loro il pane doveva essere sempre fresco, ogni giorno. Zia Nerina ne comprava mezzo al giorno, perché così lo voleva il marito. Un’abitudine semplice, ma incancellabile. Lo stesso succede con le scampagnate all’aria aperta, con mio padre, la famiglia, gli amici. E poi il cocomero, che mi riporta immediatamente a mio padre che lo metteva nei ruscelli, negli anfratti, per tenerlo fresco. Insieme ai ricordi tornano anche le marachelle, le sgridate, le risate. È qui che nasce la vera domanda:
cibo uguale ricordo? cibo uguale sensazione? cibo uguale gioia o tristezza? Mangiare è anche un atto sociale (anche quando non si ha fame) Max sottolinea un aspetto fondamentale: mangiare non è solo nutrirsi, è un atto sociale. Capita di sedersi a tavola senza particolare fame, ma di lasciarsi coinvolgere dalla famiglia, dalla moglie, dal desiderio di stare insieme. Magari avresti mangiato qualcosa in piedi, invece ti ritrovi a preparare “qualcosa di più particolare”. Anche questo è cibo. Anche questo è nutrimento. I ricordi difficili che diventano risorse Da ragazzino Max odiava verdure, ortaggi, carciofi.
In vacanza dalla nonna, ad Avezzano, era circondato da orti e da piatti pieni di melanzane, carciofi, verdure a ogni pasto. Se non finiva, non si alzava da tavola. Un’imposizione dura, tipica di altri tempi. Oggi, col senno di poi, riconosce che quella “violenza” è diventata una risorsa: ora mangia qualsiasi ortaggio. E immagina la nonna e gli zii sorridere da lassù, soddisfatti. Il cibo, a volte, è anche educazione forzata, che col tempo può trasformarsi in consapevolezza. Cucina come rifugio emotivo Max racconta anche un altro aspetto prezioso: la cucina come spazio di regolazione emotiva. Quando è nervoso o ansioso, si chiude in cucina. Nelle giornate libere cucina per giorni interi, prepara, sperimenta, ribalta tutto.
Cucinare diventa un modo per scaricare tensioni, prendersi tempo, ritrovare equilibrio. Il cibo che profuma di mamma Per Lucy il legame è immediato: pollo, sugo, patate.
Ogni cosa rimanda alla mamma, che le ha insegnato tutto. Ancora oggi, cucinare significa evocare quella presenza. Il cibo come trasmissione, come gesto d’amore che continua nel tempo. Tavolate, latte caldo e memorie che scaldano il cuore Mary porta il racconto ancora più indietro, all’infanzia. Il ricordo della colazione, del latte preso dal vicino che mungeva le mucche, ancora caldo. Anche se il latte non le è mai piaciuto, quel gesto le scaldava il cuore. Andare a prenderlo insieme alle sorelle era un rituale. Poi le grandi tavolate, i giorni in cui si ammazzava il maiale, le famiglie riunite. Ognuno aveva un ruolo: chi apparecchiava, chi cucinava, chi aiutava in cantina. Il padre che andava ad aiutare amici e parenti, e che poi riceveva lo stesso aiuto. Oggi tutto questo è cambiato. Si mangia spesso mordi e fuggi, soprattutto con figli adolescenti. Prepari per ore, mangiano in cinque minuti e spariscono. E allora il valore non è solo nel piatto, ma in ciò che lo circonda:
stare seduti, chiacchierare, ascoltare musica, cantare.
Il cibo come pretesto per stare insieme. Cibo, emozioni e persone: il filo invisibile Tutte le emozioni legate al cibo hanno un filo comune: le persone.
Chi era con noi mentre mangiavamo. Chi cucinava. Chi sedeva a tavola. Chi oggi non c’è più, ma torna attraverso un sapore. Ed è proprio questo il punto:
il cibo non nutre solo il corpo. Nutre la memoria, le relazioni, l’identità. Una puntata lunga, intensa, che vi accompagnerà per tutto il fine settimana.
Ci sentiamo lunedì. Alla prossima.